Camino di Santiago
24 Giugno - 1 Luglio

Mercoledi 24 e Giovedi 25 Giugno
Tappa 0 — San Sebastián e Baiona: si parte!
Si parte! Questo sarà un viaggio sicuramente speciale, un mix di generazioni a confronto. Avendo deciso di aggiungere il viaggio in van alla camminata, siamo partite mercoledì mattina verso San Sebastián, la nostra sosta notturna prima di continuare per Santiago de Compostela. Chapeau alle ragazze, L&G, che han saputo sopportare le tappe abbastanza spinte e noiose — un po’ sonnecchiando, un po’ cantando, un po’ giocando. E un po’ godendosi il panorama bellissimo lungo il viaggio.
Il meteo, ahimé, non è stato per nulla clemente: 38/40 gradi, che si sono poi rivelati davvero pesanti la notte. Una volta parcheggiate per la notte, siamo andate a farci un giro nel centro di San Sebastián. Questo è un luogo con una concentrazione di stellati davvero importante. Per nostra fortuna/sfortuna, tanti erano chiusi per ferie, ma il centro storico brulicava di gente e tapas bar — qui li chiamano pinchos. La nostra scelta a caso si è rivelata ottima e abbiamo mangiato piatti che poi abbiamo ripetuto un po’ ovunque: pimientos de padrón, jamón bellota, tortilla, croquetas e gambas all’aglio. E un bel bicchiere di Rioja e Sangria.
La notte da incubo (e lo scorpione)
Un po’ stanche e un po’ accaldate, siamo tornate al van a prepararci per la notte. Lo spirito di adattamento delle ragazze è stato encomiabile: doccia in campeggio, letto a castello sul camper, e… un caldo da asfissia. Purtroppo la colonnina dell’elettricità del parcheggio non reggeva il condizionatore del van. Per me, con le vampate e i 38 gradi, è stata una nottata da incubo. Devo dire che invece le mie due giovani compagne di viaggio si sono adattate senza una lamentela. Né urla, nemmeno quando abbiamo scorto un piccolo scorpione appena fuori dai bagni — una comparsa inattesa che avrebbe fatto saltare chiunque sulla sedia, ma che è stata accolta con una scrollata di spalle e una risata. Ragazze di ferro.
La mattina dopo tutto era più fresco (eccetto me) e nel pomeriggio abbiamo raggiunto Santiago. Da lì, dopo aver parcheggiato il van per la durata del cammino, siamo state accompagnate al punto di partenza: Baiona.
Baiona — la sosta golosa
La nostra sistemazione a Baiona era un ostello, ma con stanza e bagno privato — un lusso, insomma. Baiona è davvero una cittadina carina, circondata da spiagge poco affollate. Anche qui, la nostra prima preoccupazione è stata trovare dove cenare. Passeggiando abbiamo notato che i ristoranti non espongono l’orario d’apertura, e trattandosi di Spagna, prima delle 20:30/21 non si trova nulla — e anche quando il locale dovrebbe essere aperto, a volte sceglie di rimanere chiuso, a seconda dell’umore. Ma abbiamo scelto bene. E mangiato bene. Guess what: pimientos, jamón e croquetas!
E poi, finalmente, a letto per una notte di riposo vero.
Per questo viaggio, scriveremo il blog a sei mani…dopotutto siam tutti diversi! E penso sarà interessante leggere le impressioni di due ragazze di un’altra epoca. Ringrazio anticipatamente le ragazze che si stanno prestando a questo esercizio che comunque richiederà impegno quando, a fine giornata, saranno distrutte.
Siamo cariche e pronte. Domani mattina si parte — caminando!

Venerdì 26 Giugno - Buen camino! Si parte!!!
Baiona - Vigo (km percorsi 30.5, dislivello 360m)
S: Oggi é stato il mio primo giorno di cammino con le mie giovani compagne. Sveglia presto e primo esercizio per attaccare le etichette del bagaglio (per ritrovarlo alla prossima tappa). Mi é sorto qualche dubbio sul lasciare il tutto all’ostello senza una persona alla reception, ma fortunatamente é arrivato un cristianello mentre partivamo. Alla faccia della fiducia nel mio prossimo :-). Caffé e via…si parte! Oggi abbiamo affrontato i nostri primi 28km lungo una costa veramente bella, attraversando stradine con delle villette praticamente sulla spiaggia…anzi sulle diverse spiagge. Questa prima tratta era indicata piú da frecce dipinte sui muri che dalle classiche colonnine che troveremo più in la nel camino, ma devo dire che i paesaggi erano uno spettacolo. Il primo obiettivo che avrei voluto far raggiungere alle mie compagne non era la meta o la velocità, ma un abbandonarsi al seguire le frecce senza chiedersi troppo se era la via più corta o più lunga verso l’arrivo. Questo per darci modo di pensare a nulla o a tutto nelle ore passate senza le nostre distrazioni della vita ordinaria. Diciamo che abbiamo sicuramente faticato, non ci siamo preoccupate dell’orario di arrivo, ma l’abbandono l’abbiamo lasciato per un altro giorno. Highlight della giornata: il serpente che non si capiva se fosse vivo o morto! Ma che sorprendentemente non ha terrorizzato la Ludo. Difficoltà vere non ne abbiamo avute, e anche la pioggia della mattinata é stata più rinfrescante che altro (due di noi facevano il vesti/svesti con l’impermeabile ma la Gigia era felice sotto il diluvio). La stanchezza degli ultimi km però si é fatta un pò sentire. Abbiamo infatti deciso di pranzare 3/4 km prima dell’arrivo per spezzare un pò il momento di down e riprenderci. Unica nota negativa lato mio della giornata, é stato il dolore ai piedi (ero partita con la fascite e ho aggiunto due belle vesciche ai piedi per via della suoletta in gel suggerita dall’ortopedico). Vigo era un pò San Francischiano…sali scendi…che, con la stanchezza di fine giornata non é proprio il top. Durante il check in la ragazza ci ha dato delle pazze all’idea della tappa del giorno dopo. Nella sua esperienza tutti spezzano Vigo-Pontevedera per via della lunghezza e del percorso sali scendi. Ma noi siamo più forti della media! Poi cena tranquilla non lontano dall’albergo, solite tapas e Rioja/sangria e poi nanna…ah scordavo: la Ludo aveva un craving per i churros! Ma, abbiamo fallito nel tentativo di trovarli perché anche quando i locali espongono gli orari, non sempre decidono poi di rimanere aperti quando dovrebbero :-).
L: Che giornata! È stata davvero tosta: ho percorso la prima tappa del Cammino di Santiago, 25 chilometri. È stata impegnativa e ci ho messo più tempo del previsto. A un certo punto, a metà strada, ho quasi mollato, un momento di cedimento, sicuramente fisico, ma forse anche spirituale, dovuto al non riuscire a vedere l’obiettivo. Ma nonostante la crisi, sono riuscita ad arrivare al traguardo. E per fortuna, perché i paesaggi erano semplicemente mozzafiato. Abbiamo seguito tutta la costa da Baiona a Vigo, e le vedute valevano ogni passo. Facendo la costa abbiamo visto tutte le baie e le bellissime spiagge con acqua chiarissima (tipo Sardegna), ma, seppur tentati di fare il bagno e rimanere salati per i restanti 20 km, non era un’idea geniale… Abbiamo anche incontrato un serpente. Ho sempre avuto una certa paura dei rettili, ma vederlo per la prima volta nella mia vita mi ha fatto, stranamente, felice. Arrivate a Vigo, ci siamo fermate a pranzo all’inizio del centro della città, anche se mancavano ancora tre o quattro chilometri. Quella parte è stata un po’ più dura, riprendere a camminare dopo pranzo non è mai facile. Ma sia il pranzo che la destinazione ne sono valsi la pena, soprattutto perché si riusciva finalmente a vedere dove si stava andando. Quando sono arrivata, le gambe sentivano davvero il peso della giornata. Ogni passo era diventato più pesante, e gli ultimi chilometri sembravano molto più lunghi di quanto fossero in realtà. La stanchezza si era accumulata lentamente lungo il cammino, e quando ho finalmente raggiunto la meta, volevo solo sedermi. Nonostante le fatiche, è stata una di quelle giornate che ti ricordano perché il viaggio vale sempre la pena, soprattutto se poi a cena ci sono tapas e jamon.
G: Buongiorno, sono la Gigia. Sono molto onorata di essere sul blog della zia. Infatti, spero di non fare figuracce. Allora partiamo subito. Primo giorno, Bayona-Vigo: 25 km, ma in realtà 28 km, che anche se non sembra, poi si fanno sentire. Siam partite cariche a molla ascoltando la canzone ‘Yo non trabajo’ di Checco Zalone (spoiler: la consiglio a tutti quanti per caricarsi all'inizio). Siamo partite subito a camminare, e che succede? Inizia a piovere. Al contrario di quanto si possa pensare, si stava di un bene sotto la pioggia, almeno io; infatti le mie compagne hanno cominciato a coprirsi e scoprirsi 18 volte. Continuando per questo camino, però, io devo essere onesta la loro velocità non era sufficiente, quindi ho messo il mio per due e ho iniziato a camminare e anche a pensare. Ho pensato tanto e ho fatto un po' un excursus della mia vita, proprio dalla preistoria eh, fino mas o menos ad oggi. È stato molto rilassante. Finché non siamo arrivate alla spiaggia, con tanta gente, perché dopo chilometri e chilometri soltanto noi tre, sfido chiunque a non diventare pazzi con la Ludo accanto. Tutti quanti a fare il bagno e noi lì, a camminare. Un po' di caldo devo ammettere, però tempo mica male. Per oggi è tutto ragazzi, buenas noches.
Sabato 27 Giugno - Il giorno che non finiva mai…
Vigo - Pontevedera (km percorsi 37.9, dislivello 960m)
S: Eccoci alla tappa che poteva mettere in dubbio la nostra resistenza. Sapevamo già che sarebbe stata tosta, ma caffè, colazione e via — si parte! Nulla ci aveva però preparate non tanto alle salite o al dislivello, ma a quanto ripido sarebbe stato tutto. Tuttavia siamo state molto spavalde per i primi 10 km, con il panorama che cambiava mentre ci arrampicavamo sulle colline. I km sembravano infiniti e arrivare a Redondela è stato massacrante — dove la maggior parte dei pellegrini faceva tappa. Ma noi non eravamo neanche lontanamente vicine alla nostra meta! E quindi abbiamo deciso di concederci un’oretta di pausa pranzando ad Arcade (e non siamo andate leggere — bistecca e patate). Qui abbiamo fatto la conoscenza di una coppia nata lungo il Cammino: lui romano, lei milanese, si sono incontrati a Porto. Lui ha mollato l’amico con cui stava facendo il Cammino e lo stava percorrendo con lei. Una bella chiacchierata, e loro sono ripartiti ben prima di noi. Per me camminare sulle vesciche e con la fascite era una vera tortura, e riprendere dopo una sosta è la parte più dolorosa. Ma le nostre valigie erano a Pontevedra, e quindi dovevamo arrivare! Scherzi a parte, eravamo determinate a riuscire nella nostra piccola impresa. E devo dire che negli ultimi 12 km la Gigia ha giocato un ruolo fondamentale: ha messo un po’ di musica, ha incoraggiato la Ludo ad addirittura ballare camminando, e — dulcis in fundo — ci ha fatto cantare le nostre colonne sonore da stadio. Paesaggisticamente è stato bellissimo anche oggi, diversamente dal giorno prima: ponti, fiumi, boschi. Top! Per raggiungere il nostro alloggio abbiamo attraversato tutta la zona pedonale del centro di Pontevedra — sembrava infinita! Arrivate molto più tardi del previsto, abbiamo usato un codice d’accesso dato che la reception era chiusa. Per fortuna ci avevano portato i bagagli in stanza! Io e la Ludo eravamo a pezzi — ma penso anche la Gigia — però G ha sistemato i bagagli, i beauty e i caricatori di tutte. La dice lunga che abbiamo scelto un posto a 50 metri per mangiare (pessimo) pur di non camminare — se camminare si può dire, dato che sia io che la Ludo zoppicavamo. Abbiamo cercato i churros anche qui, senza successo. Ma la nostra unica camminatrice sana ci ha trovato — anzi, mi ha trovato — un ottimo gelato. Nota negativa dell’alloggio: uno scarafaggio che passeggiava indisturbato dietro la zona caricatori. Chi mi conosce sa il terrore che provo per queste bestiole, ma mi sono fatta forza e, con una ciabatta delle ragazze — non confesserò quale — ho ucciso il mostro e l’ho seppellito con un bello sciaquone nel WC. Fine. Riflessione a margine sulla giornata: abbiamo visto più pellegrini oggi, tanti su tappe più brevi, un mix tra chi portava lo zaino in spalla e chi, come noi, aveva solo lo zainetto per la giornata. Abbiamo cominciato a reincrociare persone già viste, tra cui un americano “soggetto” in bici. Anzi, tanti ciclisti oggi — la maggior parte con mountain bike a pedalata assistita. Chapeau comunque, perché a piedi era dura, ma in bici con quelle salite ripidissime non dev’essere stata una passeggiata. Ma eccoci qua — ce l’abbiamo fatta anche stavolta. Ognuna con i propri dolorini: la Ludo non convinta di poter continuare — ma io sapevo che si sarebbe ripresa — e io con le mie vesciche e, da oggi, anche un dito insanguinato. Buonanotte!
L: Che giornata. La più difficile del Cammino, ma anche quella che mi ha dato il più grande senso di soddisfazione e orgoglio. Siamo partite forti da Vigo, e i primi 10 chilometri sembravano quasi facili. Ma non appena siamo entrate nei boschi interminabili e abbiamo cominciato a seguire i sentieri tra gli alberi, tutto è diventato un po’ più duro. Per fortuna il meteo era dalla nostra parte. L’aria fresca era un sollievo, e camminare all’ombra della foresta rendeva tutto molto più piacevole. Eppure, quei 35 chilometri non sembravano mai accorciarsi. In qualche modo siamo riuscite ad arrivare al 22° chilometro, comunque già un bel risultato, e lì ci siamo fermate a pranzo nella famosa Rendondela, cittadina alla fine di una lunghissima baia che ci eravamo poste come meta di passaggio (prima di Pontevedra). Una bella bistecca ricca di ferro mi ha aiutata a ricaricarmi, ma è stato comunque duro constatare che mancavano ancora circa 15 chilometri prima di Pontevedra. Almeno durante il pranzo siamo stati interrotti da due simpatici italiani, lui di Roma (non è un refuso, si dice così), lei milanese, coppia particolare di cui non abbiamo ancora capito la correlazione, se non che si sono incontrati durante il cammino, ma è un piacere incontrare i primi due italiani. I successivi 10 erano gestibili, ma gli ultimi cinque sembravano davvero interminabili. Pontevedra non si avvicinava mai, e sembrava impossibile raggiungere il centro. Quando finalmente abbiamo cominciato a vedere i primi segni della città e a camminare per le sue strade, tutto è diventato un po’ più leggero, anche se ero completamente a pezzi. Purtroppo, non appena mi sono fermata, ho sentito tutto il dolore accumulato durante la giornata. Il retro delle gambe bruciava per tutti i saliscendi che avevamo affrontato, e anche i piedi avevano cominciato a farsi sentire (soprattutto quando inizi a sviluppare e scoprire nuovi muscoli delle gambe). Durante il cammino l’adrenalina mi aveva tenuta in piedi, ma una volta ferma il corpo mi ha ricordato ogni singolo chilometro. Alla fine, dopo una buona notte di sonno, tutto è diventato più sopportabile. Non avevamo nemmeno l’energia per cercare un posto dove mangiare, così ci siamo fermate al primo hamburger che abbiamo trovato. Dopo cena abbiamo dovuto percorrere solo 200 metri fino all’alloggio, ma anche quella breve distanza ci ha richiesto circa cinque minuti. È stata una giornata durissima, ma anche una delle più gratificanti. Il tipo di giornata che ti ricorda che certi traguardi sono significativi proprio perché sono difficili.
G: Eccoci qua, buongiorno. Siamo arrivati al secondo giorno: i famosissimi 35 km che ci spaventavano da quel di Milano. All'inizio devo dire che siamo partite molto cariche, con la promessa di arrivare lì dirette per le cinque; inutile dire che ci sono stati un po' di incidenti di percorso, ovviamente. Siamo partite veramente bene, finché non ci siamo trovate davanti a una, anzi tante, tante, tante salite. Se devo essere onesta, ero già pronta a mollare alle nove del mattino e eravamo nel camino da solo due ore. Però ci siamo fatte forza e siamo andate avanti. In compenso, abbiamo poi trovato un sentiero tutto bello piatto che entrava in un bosco, dove c’era questo ragazzo che faceva gli stampi con la ceralacca, e una cascata nella quale io avrei fatto volentieri un bagno, ma le mie compagne, invece, sono un po' meno spericolate e hanno detto ‘no, no, no e no’. Lasciamo stare quelle due soggette :-). Comunque, proseguendo questo sentiero, che sembrava sempre più la foresta amazzonica, abbiamo fatto fare un po' di TikTok alla zia, che a breve posteremo sul profilo; quindi, andate tutti a seguirci per vedere l'evoluzione della zia Simona. Abbiamo continuato a camminare finché non siamo finalmente arrivate a Redondela, che non era neanche la metà di tutto il cammino che dovevamo fare, inutile dirvi il mio disappointment. A seguire, una serie di discese che, devo ammettere, per il mio ginocchio sono state alquanto toste, ma ce l'abbiamo fatta. E siamo arrivate a questa città, Arcade, che potremmo paragonare alla pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, e invece non eravamo neanche a metà. Abbiamo continuato a camminare e abbiamo deciso di arrivare e fare altre due o tre ore e fermarci, perché a quel punto la stanchezza iniziava a farsi sentire, e il caldo ancora di più (e chi mi conosce sa che il caldo è veramente il mio peggior nemico). Devo dire che quella sosta che abbiamo fatto è stata molto rigenerante, abbiamo mangiato e poi siamo ripartite cariche a molla, come si suol dire tra noi giovani; ho messo anche un po' di musica sotto per caricare le mie compagne, e abbiamo continuato sotto il sole, poi di nuovo in mezzo ad un’altra foresta, tra le varie salite, e le poche discese, finalmente, abbiamo visto i cartelli di Pontevedra che sembravano una vera allucinazione. Lì però le mie compagne stavano iniziando a cedere, quindi cosa si poteva fare per caricarle e affrontare gli ultimi 4,5 km che sembravano non finire più? Inter, l’unica salvezza di questa società. Ho messo un po' di canzoni, così la zia si è caricata, e la Ludo ha imparato un po' di testi e siamo giunte alla fine di questi km. Ma anche lì ricominciano i problemi, nessuno voleva più camminare per arrivare al nostro ostello, quindi devo essere onesta: ho iniziato a mentire su quanto mancasse. Finalmente abbiamo visto l’insegna e, dopo un check-in al volo, siamo morte sui letti: anzi, prima doccia e gambe al muro per la circolazione, poi maschera ai piedi per me e alla faccia per la zia. Siam poi uscite, un po' di nuggets e patatine al volo e dopo un bel gelato tutti a ninna perché il giorno dopo avevamo altri 21 km da dover fare. Ci vediamo domani, cari. Buenas noches.

Domenica 28 Giugno - Easy peasy
Pontevedera - Caldas de Reis (km percorsi 22.8, dislivello 350m)
S: Tutto sommato, le fatiche di ieri le avevamo smaltite durante la notte, e oggi ci aspettava una giornata relativamente facile: 22 km e un dislivello più umano. Siamo comunque partite presto con l’obiettivo di arrivare per pranzo in una singola tirata. G era molto scattante questa mattina — avrà voluto starsene un po’ sola con i suoi pensieri? La giustificazione ufficiale è che era stanca di frenare le sue gambe lunghe. Mi è solo dispiaciuto che questo abbia creato un po’ di attrito con L, e io sono rimasta un po’ indietro ad aspettarla per non lasciarla sola. Alla fine però G ci ha aspettate a un bar per pellegrini poco più avanti lungo il percorso, e dopo un chiarimento, abbiamo continuato tutte e tre verso Caldas de Reis. A 20 minuti dall’arrivo abbiamo chiamato il gestore dell’ostello, che ci ha aspettate per consegnarci le chiavi. Al secondo piano, senza ascensore. Il gestore era stato gentile anche nel farci trovare il bagaglio già in stanza e, dato che il bagno era in comune, ci ha consigliato di usarlo prima che arrivassero gli altri pellegrini della giornata. Non c’era ancora nessuno, così abbiamo scelto di pranzare prima di docciarci. Dalla piazzetta dove eravamo sedute abbiamo visto sfilare il gruppo di circa 100 ragazzi liceali e universitari già incrociati durante la mattinata. Facevano il Cammino in gruppo, portando a turno una croce e degli stendardi. Erano davvero tanti! Tornate in stanza, abbiamo visto arrivare due omaccioni pelosi in una delle altre camere e ci siamo precipitate a occupare bagno e doccia per prime. Non si sa mai. La stanza era molto carina e spaziosa, e aveva un balconcino — provvidenziale per permettere alle ragazze di non dover scendere ogni volta per una fumatina elettronica. Nota carina: la moglie del padrone dell’ostello prepara ogni giorno dei panini per i pellegrini da portare il giorno dopo. Nota dolente: ce li siamo dimenticate in camera! Peccato. E per cena? A 100 metri dall’ostello! A servirci era una ragazza di Verona. L era molto curiosa su come fosse finita in un paesino così piccolo, così l’abbiamo un po’ interrogata: aveva viaggiato molto, sia in Europa che in Asia, e arrivata in questa zona della Spagna aveva finito i soldi e si era fermata per guadagnarne abbastanza da rimettersi in viaggio. Era a Caldas de Reis da un anno. Scelte di vita sicuramente diverse dalle nostre — ma con il loro fascino. A parte un altro tentativo di ricerca dei churros — ancora senza successo — la nostra serata è finita qui.
L: Dunque, così, in poco tempo, siamo arrivati al terzo giorno. Sembrava una cavolata fare un semplice Pontevedra-Caldas de Reis, ma non lo fu. Tutti i dolori muscolari accumulati il giorno prima si sentivano, ma al tempo stesso c'era uno spirito interiore che diceva: «tanto, alla fine, non è niente in confronto ai 38 chilometri che abbiamo fatto il giorno prima». Questi 24 chilometri alla fine non erano nulla in confronto, sostenuti da un bellissimo paesaggio; infatti, eravamo immersi tra le foreste e tanti, tanti vigneti, e il dislivello non era eccessivo, il che ha reso il tutto più fattibile. Ma il problema si presenta sempre negli ultimi 5 chilometri più tosti, perché vedi la meta, ma al contempo manca un'ora almeno. Quindi, là, è difficile vedere la destinazione, l'obiettivo. Una volta sbloccata questa skill, siamo messi molto bene. Oggi abbiamo avuto il piacere di incontrare altri due italiani originari di Ancona sul nostro cammino, vagamente incontrati un paio di volte nel frattempo, dopo esserci superati a vicenda. A un certo punto, al ventesimo chilometro, abbiamo un attimo mollato le redini, dopo anche una piccola discussione tra sorelle, e abbiamo adagiato il nostro sederino sulla sedia di un bar che ci ha permesso di prenderci una Coca (rigorosamente zero perché ci teniamo alla forma) come refill per darci forza. Finalmente giunti al centro del villaggio, ci siamo meritati un bel pranzo a Caldas de Reis. Una cittadina spagnola basata su hamburger e infatti non potevo richiedere un reward migliore del mio smash burger.
G: Holaaa, eccoci con il 3° giorno del nostro Camino: Pontevedra-Caldas de Reis, 24 km che sono stati una passeggiata di salute rispetto a quelli del giorno prima. Siamo partite e io e la Ludo eravamo matchate senza neanche esserci messe d’accordo. Durante il cammino abbiamo incontrato veramente tanti pellegrini come noi, perché stiamo giungendo alla fine di questa esperienza; quindi, le persone si stanno moltiplicando; abbiamo infatti incontrato addirittura una scolaresca, circa 100 studenti con almeno 20 accompagnatori. Ci sono stati un po’ di incidenti di percorso; infatti, c’è stato un piccolo litigio fra sorelle che è durato per un bel po’, ma alla fine siamo riuscite a risolvere come fanno due brave ragazze, o almeno così mi hanno detto. Dopo questo fantastico litigio ci siamo fermate ad un bar per prenderci un caffè, un'acqua e le mie due compagne la Coca Zero, solita. Gli ultimi 6 km sono stati pesanti perché, dopo la pausa, ricominciare il cammino è sempre molto difficile, ma ce l’abbiamo fatta: siamo arrivati a Caldas de Reis in questo ostello, per la prima volta in vita nostra, con il bagno in comune. È stata un'esperienza molto diversa in quanto ci siamo dovute affrettare per fare la doccia e il bagno non era sempre disponibile ma abbiamo superato anche questa; fino ad arrivare a mangiare in un ristorante classico dove abbiamo preso sempre il nostro jamon e i nostri pimientos; poi basta a casa tutti quante, valigie fatte pronte per la mattina dopo con un po’ di difficoltà a dormire ma ci siamo svegliate pronte per fare i 18 km del penultimo giorno.

Lunedi 29 Giugno - La passeggiata
Caldas de Reis - Padron (km percorsi 22, dislivello 325m)
S: Giornata leggera! Colazione sotto casa e via. Ma ops — avevo dimenticato i miei fedeli bastoncini! Per fortuna G è riuscita a rientrare nell’ostello (le chiavi le avevamo chiuse dentro) e a recuperarli. Stamattina non ero di particolare compagnia, ma i piedi mi facevano molto meno male — diciamo che le piaghe stanno un po’ guarendo — e quindi di buon passo sono partita come leader del nostro gruppetto. Abbiamo incrociato diversi pellegrini dei giorni scorsi, l’americano “soggetto” in bici e il gruppo enorme di studenti, che ci hanno anche fatto confondere sulla via da seguire. Temperatura e meteo clementi, e buona parte del percorso nei boschi. Davvero bello, e un po’ meno pesante sui piedi. O almeno così pensavo. Dopo una sosta per reidratarci, mi sono accorta di aver insanguinato la scarpa. Che piedini delicati, mamma mia. Tutto sommato però faceva tutto meno male dei giorni scorsi, e abbiamo tenuto un ritmo sostenuto, finendo la tappa di oggi in 4 ore. Anche oggi abbiamo avuto un incontro ravvicinato con un animale: un cagnetto di cui non si capiva se stesse male. Dopo un tentativo di dargli dell’acqua — che ha rifiutato con disprezzo — abbiamo concluso che probabilmente si stava solo riposando. La raccolta di timbri del Cammino sulle credenziali è ora a buon punto: ceralacca, timbro standard e stickers. Il premio di oggi è l’alloggio a Padrón: un hotel 4 stelle! Un bagno privato! Tutto meritatissimo dopo le fatiche degli ultimi giorni. Anche se deluse dal non aver visto i campi di pimientos lungo il Cammino — sono in un’altra direzione — ne abbiamo mangiati sia a pranzo che a cena in città. Anche qui abbiamo cercato i churros, inutilmente. Ma abbiamo cenato in un posto davvero carino a due passi dall’albergo, dopo aver riposato in stanza guardandoci Buen Camino di Checco Zalone — la preparazione perfetta per la nostra ultima tappa di domani e il tanto atteso arrivo a Santiago. A domani, compañeros!
L: Caldas Reis Padron, che giornata! Sembrava una cavolata, anche perché era la tappa più corta, ma alla fine della giornata non fu così. Eravamo molto entusiasti all'idea di arrivare nella città dei famosi Pimientos de Padrón e magari anche vedere le coltivazioni, che però non abbiamo visto durante il nostro percorso. Ci siamo però addentrati in diverse coltivazioni, sia di viti sia di un sacco di orti (proprio di casa), che comunque hanno un bel pollice verde qui. Un dislivello non crazy, ma si è comunque fatto sentire; sicuramente è stata una bella giornata, perché era la più corta. Quindi, nonostante siamo partiti verso le otto, dopo il solito caffettino della zia ci siamo fermati alle undici e alla fine ci mancavano solo sei chilometri. Abbiamo fatto anche là un rifornimento di coca per darci la forza fino alla fine, che ci ha aiutato fino a quando, come sempre, non siamo arrivati a quegli ultimi chilometri, in cui siamo ancora in periferia della nuova cittadina. Oggi abbiamo fatto questa via lunghissima, che ci separava dall'altro lato di Padron con il fiume, ma sembrava infinita. Abbiamo fatto questa via lunghissima, ma siamo finalmente riusciti ad arrivare a destinazione, questo paesino, Padron, che si fa in cinque minuti, credo, a piedi. Ma almeno c'è la soddisfazione di avere un bellissimo hotel stanotte, non certo alimentata dalla soddisfazione di aver ancora mangiato dei churros, col dulce de leche ovviamente, che o sono introvabili o si trovano in posti che Google Maps indica come aperti, ma nella realtà sono chiusi o in luoghi diversi da quelli che Google Maps indica. Ma tutto si è concluso per il meglio, mangiando sia pranzo che cena, ovviamente pimientos de padrón, ma neanche ve lo sto a dire, con anche del jamón.
G: Holaaa, siamo arrivate al penultimo giorno e fa anche quasi un po’ strano dire che siamo giunti fino a qua, perché dopo il secondo eravamo già pronte a chiamare un taxi per tornare ma ce l'abbiamo fatta e siamo partiti stamattina sempre col nostro solito caffè sempre un po’ schifoso. Abbiamo iniziato a camminare: io e la ludo ci siamo perse un po nei nostri discorsi mentre la zia ha iniziato a camminare veramente veloce: sembrava una scheggia, lei con i suoi bastoncini e il suo zainetto. Abbiamo visto una gran quantità di pellegrini con noi: veramente bello, perché era un po’ come se stessimo condividendo questo sforzo. Una cosa assurda che ho trovato, invece, è stata la quantità di boschi: voi non avete idea, qua sembra di stare nella foresta amazzonica. Queste stradine hanno sempre un po’ di saliscendi, però ce l'abbiamo fatta anche perché eravamo molto spronate dal fatto che oggi erano soltanto 18 km. Dopo una piccola sosta in questo baretto super carino, dove abbiamo ovviamente timbrato le nostre carte del Pellegrinos, le mie compagne con le loro cochine zero; io invece, sempre con la mia solita acqua e caffè, perché senza non vado. Dopo un breve saluto, di nuovo alla solita scolaresca e alle solite facce, che ormai ci fanno quasi sembrare parte di una famiglia, direi molto allargata. Gli ultimi chilometri per me sono stati tosti perché avevo il ginocchio che mi stava uccidendo ma siamo arrivate nel nostro fantastico hotel; e dopo aver provato i fantastici pimientos di padron e hamburger di pollo, tornate in camera, docciate e buen camino di Checco Zalone in tv (altamente consigliato), ci siamo preparate, siamo uscite fuori a cena e dopo due bicchieri di rioja dritte a nanna perché domani è l'ultimo giorno e ci aspettano 26 km, ma siamo giunti alla fine di questa esperienza. Buonanotte a tutti.

Martedì 30 Giugno - The end!
Padron - Santiago de Compostela (km percorsi 28, dislivello 434m)
S: Colazione? Da Bambola, dove la Ludo ha finalmente assaggiato un churro, mentre io e la Gigia abbiamo bevuto il nostro pessimo caffettino — ormai una tradizione. L’ultima tappa. Circa 26 km percorsi quasi d’un fiato — solo uno stop per reidratarci. Un piccolo incidente di percorso: Gigia ha fatto un volo sul marciapiede e si è sbucciata il ginocchio già malandato, ma nulla di grave. Si è subito rialzata. Lungo la strada abbiamo incontrato la solita gente: il gruppo di studenti, la coppietta Roma/Milano (mano nella mano mentre camminavano), madre e figlia svedesi, e una signora canadese che abbiamo poi ritrovato al tavolo accanto a pranzo a Santiago. E abbiamo anche incrociato due ragazzi che, a 20 km dalla fine, hanno chiamato un taxi. C’è di tutto, insomma. Un personaggio anche la canadese. Al tavolo accanto, a pranzo, le hanno chiesto se potessero fumare e, dopo averglielo permesso, ha detto: “Ah, io fumo solo weed, ma qui in Spagna non è legale!” Paese che visiti, usanze che trovi. Per nostra fortuna il cielo era coperto, quindi non abbiamo patito il caldo — anzi, è stato fresco, e ci ha aiutate a tenere un ritmo alto. A me era rimasto sullo stomaco il pezzetto di churro di stamattina e non ero al top, quindi ho fatto un po’ il fanalino di coda — ma a velocità sostenuta. Attraversare la città, come sempre, è sembrata la cosa più lunga al mondo, ma non vedevamo l’ora di arrivare alla meta. E dopo aver attraversato le stradine medievali che portano alla Cattedrale, eccoci qua, arrivate — così come tante delle persone e dei gruppi incrociati in questi ultimi giorni. E poi sì, il crollo a terra per qualche minuto di riposo davanti alla facciata maestosa della chiesa. Ce l’abbiamo fatta: 140 km totali di Cammino in questi ultimi 5 giorni. E poi la visita al centro dei pellegrini per l’ultimo timbro: la Compostela. Tutto certificato, insomma, anche se non ne avevamo davvero bisogno — sappiamo quello che abbiamo fatto. E forse anche le ragazze hanno imparato che sul Cammino, così come nella vita, quando pensi di non vedere la fine, basta mettere un piede davanti all’altro e continuare a camminare. Come dice la Ludo: everything can be fixed. Prima o poi si arriva. A volte la strada verso la meta non è diretta o facile, ma ci si arriva — ognuna con i propri tempi, e con una consapevolezza ritrovata dei propri mezzi. La conchiglia se la sono guadagnata, e se la riporteranno a Milano come cimelio. Magari un giorno torneranno a fare un altro pezzo, con nuove persone, magari con i loro figli — chi lo sa. Ma stasera si festeggia: dopo una visita alla Cattedrale, ceniamo per l’ultima volta sul Cammino, qui a Santiago.
L: Che giornata, ragazzi! E alla fine, in meno tempo del previsto, questi cinque giorni si sono conclusi. Stamattina ci siamo svegliati presto, perché avevamo come obiettivo inter nos arrivare per le 13:30 a Santiago City, che siamo riusciti a raggiungere dopo esserci mossi dall'hotel alle sette e mezza, un pelo in ritardo rispetto a quanto previsto, perché la mia adorata sorellina ha avuto qualche problemino a svegliarsi. Prima di partire abbiamo fatto colazione da Bambolina, il famoso bar che faceva churros a Padron, ma ieri non li faceva. E quindi siamo andati stamattina, nonché l’unico bar aperto: ho mangiato un mini churros alle sette e mezza di mattina, non so neanche con che coraggio, però not worth it, però mi ha dato un pochino di carica. Ma la carica più grande è stata sicuramente vedere la meta: la destinazione finale, Santiago. Finalmente, una volta ripartiti dopo il caffettino e questo pezzettino di churros, siamo arrivati subito alle mitiche rocce di Santiago, il cui nome ora mi sfugge. Stamattina erano venticinque chilometri, però era sicuro che dovessimo arrivare a zero. Quella era la parte più soddisfacente: ti rendevi effettivamente conto di quanto mancasse. Partiti molto al passo e gasati, l’abbiamo sentita poco oggi, più che altro perché, appunto, si vedeva la destinazione finale, nonostante gli ultimi cinque chilometri siano i più deleteri e sembrino sempre irraggiungibili, inarrivabili. Abbiamo fatto una pausa quando siamo arrivati alla single digit. Quindi abbiamo fatto tutti i chilometri di fiato fino a quando mancavano tipo sette chilometri e mezzo. Pausetta di venti minuti, giusto per riprendere il fiato, bere un po' d'acqua e una coca come energy drink, e ripartire per questi sette chilometri e mezzo infiniti. Ma, we made it, finally. Siamo arrivati a Santiago, abbiamo attraversato tutta la città, che non ve lo sto neanche a dire che era tutta in salita, fino ad arrivare alla cattedrale. Abbiamo scelto pure l'entrata sbagliata della cattedrale, quindi abbiamo dovuto fare pure dei gradini, delle salite in più, per poi finalmente arrivare davanti a questo grandissimo e bellissimo monumento. Devo dire molto molto bello e un po' devastati. Sicuramente però compiaciuti dal fatto che c'erano anche tutti i pellegrini lì che erano appena arrivati, ci siamo seduti a terra e abbiamo ammirato la cattedrale dalla piazza di fronte, seduti a terra come tutti. Poi, con tanta forza, ci siamo rialzati, siamo andati a stampare l'ultimo timbro sulle credenziali e a ritirare il certificato nell’ufficio principale, la pergamena di accomplishment, e poi siamo andati a pranzare al volo, una cosa molto leggera, e infine il nostro destino ci ha portato in una città in cui esistono e si fanno churros. Ovviamente poi ci siamo diretti in quella direzione e mi sono finalmente presa il mio churros ripieno di dulce de leche (perché non si accetta nient'altro: per quanto sia fan di Nutella, si accetta solo dulce de leche, soprattutto in Spagna). Poi abbiamo preso un piccolo gelato e crepe che si sono mangiate la Gigia e la zia come dolcetto post-pranzo, e finalmente hotel, dove dopo una doccia e aver sistemato le valigie, in modo da avere già tutto pronto, sono crollata, e poco dopo mi ha seguito mia sorella, ma sono crollata per 2-3 ore. Alla fine, questi 5 giorni che sembravano lunghissimi e interminabili sono giunti abbastanza velocemente a una fine molto soddisfacente, devo dire: alla fine, fare tutti i chilometri. In realtà, sulla nostra pergamina c'è scritto che ne abbiamo fatti 128, ma in realtà è una big lie perché ne abbiamo fatti 140, però molto satisfying. E sicuramente domani sarà un po' tosto stare tutto il tempo seduti in van, perché si ritorna a casa, ma si torna come siamo venuti; quindi, in van con la zia Simo, fino a Monte Carlo e poi treno per Milano City. Ringrazio la zia per aver organizzato tutto, per averci fatto fare questa cosa che sicuramente non avrei fatto da sola, ammetto, e soprattutto per aver dato comunque la forza per proseguire, tanto quanto ringrazio anche la mia sorellina, perché anche senza di lei non sarei riuscita sicuramente. Grazie per aver letto il blog del nostro cammino di Santiago in 5 giorni, i nostri 140 km. Buonanotte a tutti, alla prossima avventura!
G: ¡Buenos días! Siamo finalmente giunte all'ultimo giorno di questo cammino. Siamo partite stamattina dal nostro hotel leggermente in ritardo rispetto a quanto avevamo previsto, ma questo giro per colpa mia perché ho avuto un po’ di difficoltà a svegliarmi. Dopo l’outfit giusto e il nostro caffè, ci siamo iniziate a dirigere verso la famosa Santiago; lungo il cammino abbiamo incontrato davvero tanti pellegrini; era veramente bello essere circondati da persone di nazionalità diverse. Nonostante fossero 26 km, la camminata di oggi l’ho trovata molto piacevole. Infatti, anche il tempo è stato dalla nostra parte, in quanto era un po’ nuvoloso, però faceva caldo e c'era anche un po’ di venticello fresco super. Gli ultimi chilometri sono stati estenuanti perché continuavamo a vedere scendere il numero sulle pietre, ma la città non arrivava mai. Dopo una breve pausa, ho iniziato a vedere la città in lontananza e un sacco di pellegrini che ci incitavano ad arrivare verso la fine di questo percorso. Classica salita oramai di rito e siamo entrate dentro Santiago, e dopo molte stradine siamo sbucate sul retro della cattedrale; quindi, giro intorno e siamo entrate nella piazza con l’ingresso principale, dove c’erano tutti i pellegrini, alcuni sdraiati per terra (come poi ci siamo messe noi), e altri a fare foto o a godersi semplicemente il panorama. Abbiamo ritirato le credenziali del pellegrino e, dopo pranzo, siamo tornate davanti alla cattedrale per fare un po’ di foto, soprattutto perché sono stata assunta come fotografa ufficiale della cattedrale e tutti mi chiedevano foto. Tappa crepes e churros per la ludo e siamo tornate in hotel: docce, ovviamente, una sana dormita e siamo uscite a cena in questo posto dove non abbiamo preso le nostre solite cose: abbiamo provato cibo nuovo, super buono, anche se devo ammettere che mancherà un po’ il prosciutto e le croquetas. Adesso a nanna perché domani alle 08:30 abbiamo il taxi che ci porterà dove abbiamo parcheggiato il van e poi si torna verso Montecarlo. Esperienze super consigliate, anche ai deboli di cuore, ma mi raccomando, bisogna partire col mindset giusto, perché altrimenti diventa veramente lunga. Però dai, rifarla tra un bel po' di tempo, ma sicuramente da rifare. Volevo ringraziare la zia per questa fantastica vacanza che ha organizzato e poi vabbè sicuramente anche tutti i pellegrini che sono stati veramente d'aiuto durante tutto quanto il camino. Con questo si conclude il nostro blog; è stato quasi un onore farne parte. Un bacio a tutti e alla prossima.

Mercoledi 1 Luglio - Il lungo rientro: si torna, ma qualcosa è rimasto lì
Il viaggio di rientro è stato tranquillissimo anche se lungo. Abbiamo deciso dalla partenza che se non ci fossero stati intoppi avremmo cercato di arrivare a Montecarlo per dormire a casa prima del rientro la mattina dopo in treno su Milano. E così è stato. Siamo partite con calma poco dopo le 9 e siamo arrivate poco dopo mezzanotte a destinazione pur facendo diversi stop tra cui pranzo e cena in autogrill (l'equivalente diciamo). L'unico momento di 'excitement' è stato quando ci siamo ritrovate subito davanti ad una macchina ribaltata in autostrada (penso abbia colpito il divisorio in cemento perche' aveva fatto tutto da sola). Per fortuna la tipa alla guida non si era fatta quasi nulla e un ambulanza e' arrivata molto velocemente. Faccio i complimenti alle ragazze perche' sicuramente per me 15 ore di guida non sono state una passeggiata, ma anche per loro, fare una tratta così impegnativa lato passeggere non è stato da poco. Abbiamo cantato, abbiamo riso e anche fatto qualche dormitina (ovviamente loro, non preoccupatevi). Una volta alla meta, G ha portato L a fare una passeggiata per sgranchire le gambe mentre io parcheggiavo, e per non perdere l'abitudine di camminare :-). Abbiamo completato la serata (anzi nottata) con 1 oretta di Temptation Island: scelgon veramente dei bei personaggi! E alle 3, tutte a nanna!
Ma il racconto non sarebbe completo senza qualche considerazione finale...
Cosa abbiamo imparato?
- i 35 anni di differenza tra me e le ragazze si sentono ma mi difendo
- che camminare non è difficile, farlo per diverse ore è un'altra cosa però
- le salite e le discese sono state massacranti ma i paesaggi bellissimi
- i miei piedi sono delicati e la perdita di due unghie per ogni Camino è ormai una tradizione
- non tutti gli esercenti espongono l’orario d’apertura in Spagna, e, se esposto, non da certezza che sia attendibile
- c’é una gentilezza incredibile verso i pellegrini (un vecchietto a Pontevedera ci ha fermate la mattina per darci un Santino di augurio per il Camino e un altro lungo il percorso ha regalato a G uno sticker, il padrone di uno degli ostelli ci ha dato dei panini al prosciutto preparati dalla moglie per il Camino, etc)
- facendo tutti più o meno le stesse tappe si incrociano le stesse persone giorno dopo giorno
- c'è chi ha trovato l'amore :-)
- il salutarsi con 'buen camino' nell'incontrare gli altri pellegrini è un incoraggiamento
Passando al cibo/bevande:
- il Rioja é veramente un buon vino (qualche etichetta l’abbiamo fotografata)
- io e le ragazze potremmo sopravvivere a jamon, padron peppers e croquetas per un tempo indefinito
- trovare verdura diversa da pomodoro, lattuga e patata (fritta) é praticamente impossibile
- i churros sono praticamente alieni in Galizia
- il caffé lungo il Camino Portoghese é imbevibile (questo dovrebbe essere al primo posto)
- molte delle case lungo il Camino hanno una buca sia per le lettere che una diversa per il pane che viene consegnato a casa (e il pane ovunque abbiam mangiato era buonissimo)
Sulle ragazze:
- hanno dimostrato una resilienza e un applicazione al challenge encomiabile
- L mi ha veramente sorpreso per l’inaspettata resistenza alla fatica (pur cercando di accorciare le tappe con google maps i primi 2gg) e alla capacità di recupero
- G si é rivelata una leader…ci spingeva nei momenti più duri e si é occupata dei trattamenti beauty (maschere) e dello stretching di fine giornata
- L é migliorata sensibilmente in aritmetica grazie ai nostri quesiti
- L & G sono state super gentili con la loro zia
- mi han fatto morire dal ridere in diverse occasioni, e son state prese (specialmente la Ludo) da attacchi di ridolina nei momenti più bizzarri (vedi parcheggio del furgone a Santiago)
- non si sono mai lamentate del peso del lungo viaggio (non é da tutti)
Incontri animaleschi:
- lo scorpione a San Sebastián
- un serpente (ad oggi non si sa se vivo o morto)
- un topo (questo era proprio morto stecchino in mezzo al sentiero)
- un vitello lungo il Camino (che ha spaventato la Ludo)
- uno scarafaggio in stanza a Pontevedra
- diversi galli (alcuni sotto forma di polpetta)
E la cosa più difficile da fare? Abbandonarsi alla conchiglia!
Buen camino cari lettori!
